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A proposito di “Schopenhauer 24” di Maria Teresa Rossitto

23 marzo 2017
paola liotta
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Avola, 20 settembre, 2016                                                                  

Biblioteca Comunale “Giuseppe Bianca”

A voler ripassare la storia dei generi letterari, e volendoci tuffare nelle diverse tipologie di romanzo,  sempre all’archetipo dovremmo tornare, cioè al romanzo greco, che, in sé è romanzo d’amore, quindi d’avventura, con tutte le peripezie alla storia d’amore sottese; addirittura, andando ancor più a ritroso, dovremmo approdare all’Epica, ai progenitori del romanzo, se per ‘Epos’ può intendersi non solo la narrazione in versi di imprese eroiche e leggendarie, ma anche la progressiva attualizzazione e incarnazione nella molteplicità del reale in quella ‘moderna epopea borghese’ di cui è stato ampiamente detto, che ha trovato la sua veste multiforme poliedrica e cangiante nel romanzo del nostro tempo.

Dietro un fatto delittuoso che si consuma a Torino, al numero 24 di via Schopenhauer, in un elegante condominio del quartiere Crocetta, tante trame da rivelare, ognuna con le proprie sfumature. E, così, in ognuno dei personaggi che vi abitano, ciascuno dei quali è un universo di emozioni scoppiettanti, spesso insolute, apparentemente sedate, ma, invece, a stento represse e tutte pronte ad esplodere, perché bisognose di ascolto o chiarificazione.

(…) Nel finale sarà la speranza a tracciare una nuova melodia, la musica della vita. Allora, al file Schopenhauer 24, che il protagonista, Amedeo Fanelli bibliotecario – un sorriso ironico alla pirandelliana biblioteca di Monsignor Boccamazza – ha creato nel suo computer a mo’ di Secretum delle altrui cure, delle altrui fragilità, per guarirsi delle proprie notomizzandole in terzi, si potrà a ragione sostituire un nuovo file: Schopenhauer 24. La vita continua.

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