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Angelo, il cacciatore d’infinito

21 aprile 2017
ussaro Paola Liotta
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Con questa immagine aerea e potente, in un suo pezzo su Jean Giono e sugli ultimi eroi della letteratura europea, Pietro Citati definisce la vera natura del più famoso personaggio creato dalla penna del grande scrittore francese –  di origini italiane – nato a Manosque, in Provenza, nel lontano 30 marzo del 1895, scomparso il 9 ottobre del 1970.

Se la Rosalba di “… ed era colma di felicità” si dedica anima e corpo e con tutti i sensi ben desti – ragione e sentimento concordi –
ad  Angelo Pardi, nei suoi studi di giovane ricercatrice agli esordi nell’ambiente accademico, ciò è senza dubbio dovuto all’amore per uno scrittore poliedrico e ancora poco conosciuto e forse poco apprezzato in Italia come Jean Giono, e al fascino che la sua scrittura ha destato in me per la molteplicità dei percorsi e la ricchezza di tracce, classiche e non, che essa in sé convoglia e alimenta.

Jean Giono Paola LiottaL’anima romantica e delicata di Rosalba non può che inebriarsi alla lettura di queste pagine feconde di sviluppi poiché esse, nel segno di una pretesa solarità risorgimentale, aprono invece le porte al nuovo, all’anima franta e atrabiliare dell’uomo del nostro tempo, che ad un mondo di valori ormai andati guarda come ad un altrove immortale, dove pascersi ancora di idealità irraggiungibili, però mai sopite.

Non hanno ancora letto per intero, la Rosalba Gurrera e la sua variante picaresca Rosalba Due, la trilogia dell’Ussaro, che è in realtà una quadrilogia, in quanto si stende per quattro movimenti ideali di un medesimo percorso multiverso: “Angelo”, “L’Ussaro sul tetto”, “Una pazza felicità”, “Morte di un personaggio”. Il primo romanzo del ciclo , “Angelo”, non ancora tradotto in italiano, è possibile ritrovare nell’edizione completa delle Opere di Giono, Oeuvres romanesques complètes (Bibliothèque de La Pléiade, Gallimard); tra i suoi illustri curatori, Pierre Citron , che di Giono scrive:“Ce grand romancier généreux fut un inventeur sensible et sensuel de personnages, d’atmosphéres, d’images”.


Ussaro sul Tetto Paola Liotta
Di Angelo, fervente patriota, bel ragazzo, colonnello – malgrado la giovane età – di un fantomatico battaglione di Ussari disperso tra Francia e Italia, Rosalba si innamora perché in lui incarna il suo ideale fervido e romantico di letteratura e di vita, l’ebbrezza e la voglia stessa di provarsi in avventure eroiche irresistibili, senza mai toccare traguardo.

Prima luce”, a questo punto, titolo originario del mio manoscritto, a voler compendiare lo splendore e il destino della protagonista nel pallore delicato dell’alba, in fase di revisione delle bozze diventa altro, e assieme un altro nome per uno stesso sentire, per una stessa passione, che uniscono me e la mia Rosalba, ovvero quella letteraria.

È proprio “L’ussaro sul tetto”, secondo romanzo del ciclo, aperto a caso, nell’ultima riga dell’ultima pagina, a custodire e celare il segnale che cercavo. Angelo, il giovane non ancora corrotto dal male e dalla cupidigia, si protende speranzoso dalle Alpi verso l’Italia, all’alba del sogno risorgimentale: “ed era colmo di felicità”. Nel segno del grande Giono, della sua bellissima chiosa, si leva in volo, speranzoso e lieve, il mio“… ed era colma di felicità”.

 

 

 

 

 

A lato: Da “… ed era colma di felicità”- Romanzo (2013), pagg. 32-33.
In alto: Scena finale dell’ “Ussaro sul tetto” (“Le hussard sur le toit”) di Jean-Paul Rappeneau (1995).

 

Che cos’è la “pazza felicità” di Angelo? Clicca e leggi >

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