Appunti di viaggio

“Azzurro elementare”

23 dicembre 2017
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

Titolo epifanico, nell’incombere delle festività natalizie, nel segno di questo ventosissimo solstizio d’inverno, quello di un prezioso volume di versi da riprendere, centellinare e magari regalare, e sono le poesie di “Azzurro elementare”, composte, nell’arco di tempo che va dal 1992 al 2010, dal poeta friulano Pierluigi Cappello (1967- 2017).

“Poeta del crocevia”, così la regista e sceneggiatrice romana Francesca Archibugi lo definisce. Poesie dell’incanto e del dolore, intrise di mirabile fatica ed eroismo quotidiani. Poesie bellissime della vita e del suo miracolo, da leggere e rivivere nella carezza di uno sguardo – e, spesso, più delle parole, è lo sguardo a dirci tutto dell’altro – nel loro anelito alla vita, nel cantarla con trepida dolcezza e senza mai farsi illusioni.

Poesia di un bambino di tre anni in un giardino d’inverno, “ed è una nuvola con il berretto” a saltare, portata da mani piumate; poesia di speranza: “la speranza è nel gesto, papà, / senza radice e puro/ dalla tua mano alla mia/ dalla mia mano alla tua/ lo splendore di un frutto maturo”; poesia pura delle umili “Pratoline”, fiorite “in ferocia e purezza”, nei versi dedicati alla piccola Chiara, dove “la meraviglia è nelle cose guardate/ giri una corolla tra l’indice e il pollice,/ l’imprecisione del gesto lascia splendore”.

Parole terse e splendenti di azzurri e di silenzi, per me, sul senso del Dies Natalis, quale sorgente di speranza nel nostro mondo martoriato, la cara, vecchia Terra, così tanto bisognosa di luce, saggezza e amore.

Sono le “Parole povere” della lirica omonima, di “Uno che bussa la mattina di Natale/con una scatola di scarpe sottobraccio”, ed è lo zio di Francia, e sono quelle di “Tramandare”, che rendono fulgide le spalle di Enea, ed immortale il suo fatale andare, parole declinate dal poeta “che promette amore e orlo d’orlo e notte”, indugiando nel silenzio della notte, quando la luna “brilla come un orecchino e il gatto mammone sorride”.

Poesia taumaturgica, ad attingervi “la parte soleggiata di noi stessi”, che induce ancor più a meditare sul valore della parola scritta, sui valori belli e veri che alla scrittura si possono affidare e che essa tramanda e coniuga in sé: “Che cos’è questa parola verdeggiante d’amore/ se non il suolo dove lasciarsi cadere/ la penombra di un bosco da attraversare/ e la mano che si apre e prende la mia/ e mi conduce a me”?

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.

Ti potrebbe interessare

Ancora nessun commento

Cosa ne pensi?