Appunti di viaggio

Catalepton. La prima prova scritta

21 giugno 2018
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Ho letto qua e là, in gran corsa e in preda ad un feroce mal di denti, di tracce difficili, complesse da svolgere, e di autori e temi che non si trattano a scuola, della cui argomentazione è difficile dire e scrivere, figurarsi argomentare, con la sola maturità dei diciotto anni; ma, vedendo citato un così gran numero di scrittori, di artisti e di poeti – e mi riferisco alle tracce artistico-letterarie – quali Alda Merini, Petrarca, la cara Dickinson, e poi Fattori, Munch, Hopper etc, non posso che apprezzare e rallegrarmene.

Chi insegna a Scuola, maiuscolissima, sa bene come il ragazzo – ciascun discente, per dirla nei termini di quel latinorum che io amo – venga allenato fin dal primo anno liceale a esprimersi in modo appropriato e, nel corso del 1° e poi del 2° biennio, a sviluppare, potenziare e consolidare la piena espressione di sé in relazione a delle aree di argomento che non sono più trattate tout court per compartimenti stagni, ma sviluppate per tematiche, moduli, segmenti trasversali di un percorso di apprendimento che sia unitario e assieme ricco e stratificato nelle sue connessioni interdisciplinari al fine di promuovere la creatività di ognuno e una maturità di giudizio imprescindibile da qualsiasi profitto o successo formativo e scolastico che dir si voglia.

Non si richiede certo lo svolgimento del classico – monolitico – tema sulla Merini o una trattazione riguardo alle idee e all’estetica di questo o di quell’altro scrittore, si chiedeva e si richiede, in sede di esami anche orali, di sviluppare una propria idea coerente  e di sostenerla, arricchendola o confutandola con i documenti dati, senza tralasciare di inserire quant’altro sia di propria conoscenza, cioè frutto di esperienze sia extracurricolari che extrascolastiche; infatti, una delle ‘consegne’ cosiddette del saggio breve o tipologia B di esami prevede proprio che si effettui una rielaborazione consapevole dei testi e l’integrazione dei dati forniti con elementi personali, che non siano esclusivamente frutto di studio per così dire ‘scolastico’, a supporto della tesi in oggetto.

Quanto alla azzeccatissima scelta di Bassani, e qui esorterei a leggere sia “Il Giardino” che le sue “Storie ferraresi” – e aggiungi, non ultimo, il delicatissimo “Gli occhiali d’oro” – i quesiti sul testo sono mirati, come per qualsiasi analisi testuale, a tradurre in pratica abilità di comprensione, analisi e interpretazione di carattere generale che, in fondo, ciascuno di noi esplica a più livelli, in ambiti diversi della quotidianità.

Nel laboratorio di scrittura, soprattutto del quinto anno, sono previste esercitazioni alla lettura, all’analisi, alla comprensione (e alla riscrittura, se il caso) di testi letterari, e non, quindi anche di autori non studiati così come di altri che non siano esclusivamente letterati ma filosofi, scienziati, giornalisti, saggisti, e chi più ne ha più ne metta.

Qualunque autore, alla fine del corso di studi, potrà essere letto e compreso, se si possiedono quelle famose ‘chiavi di lettura’ o abilità di base, ormai sviluppate secondo il grado di maturità dello studente che, al quinto anno del Liceo, non sarà equiparabile a quello dei primi due bienni di studi. Non si sottovaluti la maturità di un ragazzo di diciotto che, in ben cinque anni di studio, non sarà stato certo abbandonato a se stesso con i cosiddetti Padri della letteratura italiana da memorizzare ad libitum; l’insegnamento e la pratica della letteratura non sono per fortuna mirate a questo ed i manuali di letteratura sono ottimi sussidi al riguardo, e non gli unici, anche per le piste di approfondimento che offrono.

E passo in breve ad un altro spunto di riflessione: qualcuno si è chiesto pure cosa possano sapere i ragazzi di oggi della solitudine, alla loro verdeggiante età. Direi che ne sanno abbastanza, forse più di quanto non si pensi, e tralascio la “Solitudine” di pausiniana ascendenza per fare invece riferimento a quel che consto, giorno dopo giorno. Basta leggere le loro riflessioni quando, per esempio, fin dal primo biennio, si propone un elaborato sull’adolescenza, dopo aver sviluppato insieme l’argomento, per loro di grande interesse e cogenza: da quegli scritti vengono fuori mondi privati bellissimi, variegati, brillanti, spesso irti di quel disagio che sentirsi crescere arreca in chiunque stia valicando la soglia di un nuovo mondo, abbandonando l’infanzia e le sue soavi certezze, qualora ce ne siano.

Tracce, queste del 2018, ben calibrate nel loro assortimento e concatenate l’un l’altra, come ho riscontrato da qualche anno in qua.

Tracce insomma a maglie larghe e per tutti i gusti, che presuppongono un itinerario di insegnamento-apprendimento intenso e aperto al reale, forte del passato e proteso verso un futuro da affrontare all’insegna di quei valori e di quelle idealità che dovrebbero guidarci, a qualunque età, a vivere al meglio e con la testa ben fatta, alla Morin, più che con la testa ben piena.

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