Recensioni, presentazioni, varie

Dal mito e dal sogno alla realtà

15 marzo 2017
Paola Liotta e Grazia Maria Schirinà
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

Dall’Introduzione a “Di Aretusa e altri versi”

di Grazia M. Schirinà

 

Dal mito e dal sogno alla realtà. Già il titolo originario della raccolta,“Essenze d’Aretusa”, lascia trasparire tutto il suo contenuto e sembra quasi ossimorico per l’accostamento di due figure fra loro antitetiche: Aretusa, la ninfa d’Artemide, personaggio appartenente al mondo mitologico, e l’essenza, la concretezza, ciò per cui, a partire dalle teorie aristoteliche, una cosa è, esiste e inerisce alle cose stesse. La poetessa vuole parlare quindi di Aretusa, entrare nell’intimo della ninfa che ieri come oggi affascina per quello che rappresenta e, parlando di lei, non può fare a meno di cantare la sua terra, nella quale il mito si è espletato e vive. Di Ortigia soprattutto, coi suoi vicoli e il suo fascino, dello specchio d’acqua che della ninfa porta il nome, luogo d’incontro di realtà e leggenda dove campeggia, tra i ciuffi di papiro, un gruppo bronzeo dello scultore Biagio Tommaso Poidimani. Il gruppo rappresenta il mito, Alfeo che insegue Aretusa con le cui acque si fonde: un mito da sempre raccontato ai giovani come emblema dell’amore, ma, in effetti, senza nulla togliere alla leggenda in questo periodo di nuova criticità, si potrebbe considerare anche del sopruso, della sopraffazione, del possesso e del maschilismo, per cui Aretusa è costretta a subire violenza, nonostante la sua fuga, la sua richiesta d’aiuto, la sua metamorfosi. La stessa Artemide è costretta ad accettare la volontà di Giove,  padre di tutti gli dei, che interviene aiutando Alfeo ai danni della bella ninfa. Se da una parte Alfeo è l’amore che supera ogni ostacolo e si annienta pur di raggiungere l’oggetto amato, dall’altro, Aretusa è la sottomissione a una volontà superiore della quale alla fine si compiace.2 libro Paola Liotta

Non solo, tuttavia, la bellezza del mito che ancora respira per le vie di Ortigia, in particolare nei pressi della fonte Aretusa[1], durante le sue occasionali passeggiate ispiratrici[2], ma anche i colori caldi della terra di quest’angolo sud orientale di Sicilia, la quiete interiore e la ricerca come conoscenza di sé, la passione per la vita[3], vengono esaminati dall’autrice attraverso occhi indagatori a scrutare la realtà.

La silloge è divisa in otto sezioni[4] di estensione varia, che testimoniano un percorso interiore quasi di purificazione personale, attraverso il senso del dolore e l’amore per la vita della quale esso fa parte. Il desiderio anche onirico di riappropriarsi della figura paterna, di cui l’autrice è rimasta priva in giovane età, ispira gran parte delle liriche, soprattutto quelle presenti nella seconda sezione che porta come titolo “Assenza”.[5] Ma, a ben considerare, la vita non è che un sommarsi di assenze, di desideri non esauditi, di solitudini; oggi si vive uno strano paradosso: tutti siamo forniti di mezzi e strumenti per essere in comunicazione col mondo intero, eppure siamo sempre più soli. Ci manca a possibilità, o meglio la capacità, di comunicare, e allora sentiamo sempre più spesso l’assenza di cose e persone che ci appartengono o appartengono alla sfera del nostro trascorso e quindi della nostra memoria nella quale ci rifugiamo come in una zona protetta. È la ricerca del senso della vita, una sorta di spiegazione ai tanti perché che da sempre hanno attanagliato la mente dei filosofi, per arrivare a meglio conoscersi e a penetrare attraverso il dolore e il suo sentimenti, anche il senso del divino[6] qui apostrofato in vario modo.

Gli ideali di rettitudine, di onestà d’intendere e d’agire[7], acquisiti in tenera età nell’ambiente familiare, emergono sani e vigorosi, non intaccati dal dubbio fertile[8] superato attraverso la ragione né dagli agguati con cui ci si scontra durante il cammino, né dall’ipocrisia imperante degli uomini[9].

La poetessa, pur con la precisa individualità che la contraddistingue, riconosce l’importanza dell’insegnamento ricevuto e lo fa suo, sentendosi, intimamente, in tutto simile al padre[10], al quale non ha avuto il tempo di manifestarsi[11]. Così le parole non dette restano intime e profonde e destano nell’anima desideri irrealizzabili[12]. Altrove un ricordo fisico si rivolge anche agli ambienti familiari in cui ha vissuto momenti di serena felicità[13]: luci, odori, emozioni vengono ripercorsi con profonda dolorosa nostalgia per la condivisione negata e per quella superata[14]; in essi è l’imperdibile poesia dell’esistenza[15], in essi la molla che fa scattare l’amore per la vita, nonostante le intemperie e la dura legge che regola l’esistenza umana.Paola Liotta e Grazia Maria Schirinà

Essere se stessi, nonostante tutto, coerenti nell’essere è una sfida che fa guardare avanti per diventare avamposti nel mare di domani[16] alla ricerca della strada maestra da seguire[17]. Sta all’intelligenza di ognuno il compito di arrivare all’essenza, a discernere l’essere dall’apparire[18].

Si rischia, considerando l’attuale società, di rimanere isolati, ma il lavoro[19] e gli affetti riempiono la vita fatta di cose semplici e sentimenti veri e puliti[20]. Il compito paideutico viene espresso in due versi che racchiudono quasi un assioma in riferimento agli alunni che si sente in dovere di salvare e graziare da ogni schema precostituito. Ciò facendo si attua un’interazione complice, crescendo con essi, e ad essi assimilandosi. Il lavoro così diventa vita, essendo parte integrante della giornata e dell’intera esistenza, parte integrante della crescita culturale e professionale di chi in tal modo lo vive.

La consapevolezza di essere sempre libera dentro, rende quasi orgogliosa la poetessa che non cede davanti a chi vorrebbe inquadrarci,/per poi banchettare di noi[21]; solo l’audacia e la perseveranza danno la capacità di essere veri fino in fondo, senza ipocrisia, mostrandosi per quello che si è[22].

Il dolore per l’umanità che soffre viene quasi somatizzato e le problematiche sociali vengono qui riprese con rammarico per il comportamento di indifferenza degli uomini. Ci passano davanti problemi quali l’emigrazione e la vita grama di chi vive di stenti e si pone agli angoli della strada a chiedere l’elemosina, trattato da tutti come un appestato. Solo chi ama e si immedesima nei problemi altrui può portare e ricevere conforto, solo nel talento celeste di chi ama si possono scoprire brandelli d’Infinito[23].  Anche nel momento della prova, la dignità e la sofferenza contraddistinguono chi riesce a raccordare i sensi di note vere[24].

Paola LiottaNotevole la visione del sentimento del tempo, perché la morte e la consapevolezza matura di un destino comune, il fluire inesorabile del presente nel passato[25], anziché creare tensione e timore, rendono serena l’autrice, nell’attesa che finisca il viaggio mortale d’ogni uomo per ricongiungersi alle persone amate, per divenire l’Ideale raggiunto[26].

Ma la forza vera sta nella fede che aleggia in tutte le composizioni e fa sì che non si trovi mai una parola di sconforto. L’aiuto viene dalla consapevolezza che tutti abbiamo in sorte un compito da svolgere e, per la nostra autrice, il compito è quello di essere sé stessi nonostante tutto, di testimoniare con la vita e con la gioia di vivere che si può portare avanti una sfida tanto ardua ma possibile. Ama dire la poetessa: io sono così, senza infingimenti  e la sua operosità e il suo amore per il bello traspare dalla serenità insita nei suoi componimenti, nell’arte di cogliere le sfumature e la poesia del creato, nella volontà di trovare il buono nell’essenza di ogni cosa. Nasce così la poesia che addolcisce la vita, fa cogliere l’essenza delle cose, è alleata nel risveglio, compagna di bisbigli nell’alternarsi delle stagioni[27] e nei paesaggi colmi di storia e di vissuto nei quali vive e opera. Il mito diventa così anche motivo di divagazione letteraria, il fascino dei quartieri e dei paesaggi diventa introspezione: tutto racchiude poesia, sentimento da comunicare, essenza da cogliere.

 

Non si tratta di poesie ermetiche, bensì di poesie colte nell’euritmia del verso così come nella scelta del lessico, ben armonizzato con l’interiorità del sentimento espresso, sia esso amore o sentimento del tempo, ricordo come memoria del passato o percezione del presente. La poetessa, infine, si dichiara come in una sorta di epitaffio epigrammatico nella sua veste umana e spirituale nelle liriche “L’amicizia. Che cosa è, veramente?” e “Come sono veramente”, il cui epilogo riporta le note già evidenziate: … vorrei/sempre essere quel tipo di persona/sanamente disposta al rischio/ di perdersi per le proprie idee.

 

In appendice quasi, troviamo ancora due componimenti che sembrano staccati dal contesto e che tuttavia lo completano armonicamente, come quadro familiare e paesaggistico. Qui, per la prima volta nella silloge, si ritrovano dei nomi propri, appartenenti al nucleo familiare cui l’autrice si mostra, come evidenziato, molto legata. Le poesie si riferiscono alla celebrazione della Pasqua così come si presenta nella locale città di Avola. La definizione di culti e tradizioni dà adito a un approfondimento personale e, oserei dire, mistico che conclude le considerazioni sulla caducità di ogni cosa e che fa dire: Quanto è lieve la nostra/ caduca giocondità d’esserci ancora,/ con te, vento, nel tempo di domani.

Grazia Maria Schirinà

  

[1] Sera d’Aretusa, Passaggio d’Alfeo

[2]le mie rime conciliate/ lungo passeggi casuali /o  meditati… (Di ogni tempo)

[3] Di ogni tempo

[4] Aretusee, Assenza, Florilegio, Intermezzo, Presente e viva, Sesta, Primavera del 2010, Della Pasqua

[5] Assenza, Esordio familiare

[6]diverremo/ l’Ideale raggiunto (Primavera), la nostra sostanza celeste … Amore da tempo/ l’incalza (Adagio), graziata/d’un anelito divino (Custode), poi che ti persi nell’irrelato/ fluire del Tutto (Un’altra vita)

[7] Esordio familiare

[8] Primavera

[9] …i suoi racconti sfalsati / d’ipocrita talento / inaridivano persino / il volto del’isola / supina … il suo/ sembiante  mummificato/ che vorrebbe/ darsi un tocco cortese, / prima di svelarsi (Rivelazione). I termini riferiti all’ipocrisia, all’aridità del cuore e alla mummificazione rendono evidente la negatività del soggetto in relazione alla rettitudine esistenziale dell’autrice.

[10]ti riconosco eguale, e Padre (Ancora), Coltivo un languore di quel futuro che con te non ebbi (Esordio familiare)

[11]ma non potei provarti / che eri …(Un’altra vita)

[12]  Il tuo  passo/ così finisce in finzione, / è un sogno a occhi aperti, / dove, per me, ritorni da vivo (Ricordo)

[13] Ah, quelle / terrazze di una volta / rinfrescate di lenzuola, / a tendoni e gelsomini… (Di ogni tempo), quando per noi oggi dilaga/ un’ansia surreale di pace/ antica, a  fruscii e zanzare, /dal loggiato tra i pini, l’abside/ fresco contro il vento, risate,/gare, resoconti di carminio (Eremo delle Grazie)

[14] Il tuo riso pervase di me / la tua serata, e la lesta armonia/ di quel momento fu quasi un brivido/ di esultanza e di agnizione… (Settembre), li attinsi in larga/ schiera, misti ai sorrisi / di mio padre, a quel suo/ passare fuori dal tempo (Solstizio)

[15] Questa, del mio vivere, / l’imperdibile poesia (Di ogni tempo)

[16] Terraferma

[17]propendo/ all’azzardo senza tempo di verità / e giustizia …di onesto/ intendere ed agire screziata,/ a tal punto temeraria che ostinata /è dire un niente (Esordio familiare),

[18]quale gemma d’insania, fidarsi, / in questo nostro tempo,/ ormai prosciugato di slanci… (Saragoza)

[19]nei miei allievi fortuiti/ o abituali, per salvarmi/ da ogni schema,  per graziarli/da ogni schema (D’aprile)

[20]ritrovo per fortuna / quel segreto albeggiare / d’umana integrità / e pienezza d’esistere (Humanitas),

[21] Strenna d’agosto, Volano d’amore

[22] Poesia, Anestesia

[23] Talvolta, in un angolo/di strada, in pochi/ grammi d’uomo/solo, ferito, trattato/ da appestato, / ritrovo per fortuna / quel segreto albeggiare / d’umana integrità / e pienezza d’esistere… nel pianto / del migrante senza ritorno certo (…) un presente/amaro e ingrato// Ancora scopro/ brandelli d’Infinito/nel talento celeste/ di chi ama (Humanitas)

[24] Anestesia

[25]ignari / viandanti/che siamo, ammaliati dall’ultima/meta (Eremo delle Grazie)

[26] Primavera, Custode

[27] Poesia, l’alleata del nostro tenace/ vegliarsi nel tempo di giovinezza,/ un’infinita cadenza di ciglia mortali./ Ed io mi addolcisco d’azzurro, di te/ bisbigliando, nell’inganno serale. (Poesia)

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.

Ti potrebbe interessare

Ancora nessun commento

Cosa ne pensi?