Letture

Delle fedi, delle muse di una Poetessa

31 marzo 2017
MARIANNINA COFFA
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In occasione del Convegno “Sguardi plurali”, dedicato dalla Amministrazione comunale di Noto alla figura e all’opera di Mariannina Coffa, nei giorni 7-8 novembre del 2014 è stato presentato un prezioso inedito, corredato di un saggio critico introduttivo, che è opera dello studioso e scrittore Angelo Fortuna. Il suo titolo, “Mariannina Coffa nell’appassionata analisi di Anonimo 1905” (Val di Noto Ed., 2014).

Dopo “Mariannina Coffa, l’Incompiuta” del 2002, questa nuova pubblicazione sottolinea la sensibilità e l’acume del Fortuna, particolarmente versato nello studio di aspetti e personalità preminenti della nostra tradizione culturale, ma non solo, si pensi a Giuseppe Cassone e Margit Hirsch o a Lina Cavalieri. Del manoscritto su Mariannina, ritrovato in modo singolare nella Biblioteca di Ispica, ignoriamo l’autore, ma conosciamo il luogo e la data di fine stesura dell’opera: Roma, 1905.

Il saggio si articola in quattro parti, precedute da un capitolo introduttivo; dopo le note biografiche, tre capitoli ricchi di riferimenti ai temi e alla produzione di Mariannina, definita “donna grande e infelice, Saffo netina”: “L’Amore”, “La Patria”, “Religione. Umanità”. Infine, a suggellare il percorso esegetico, una citazione dantesca quanto mai appropriata in riferimento alla Coffa: “Amor mi mosse che mi fa parlare”.

Molto indicata a fornirci una precisa chiave di lettura è la citazione in calce di A. Fortuna: “L’amore vede ciò che è invisibile”, di Simone Weil. Infatti Anonimo 1905 sottolinea come l’amore in Mariannina si fosse manifestato in ogni ambito della sua breve vita, non solo nella sofferta storia  con Ascenso Mauceri. Un amore che pervase ogni dimensione dell’esistente, inclusi gli aneliti religiosi, il patriottismo, la curiosità per l’omeopatia e per il mesmerismo; aspetti, questi ultimi, che gli studi recenti stanno permettendo di riscoprire e di vagliare in tutta la loro portata.

Interessante l’accostamento di questa donna prodigiosa, riproposto dal Fortuna, con i Poeti veggenti; tutto ciò viene suffragato da quei suoi momenti di rapimento estatico riportati, per esempio, dal Pennavaria, il medico ragusano della poetessa. Dunque, Mariannina sarebbe da collocarsi a pieno titolo nell’alveo del simbolismo, ovvero di quei poeti che in W. Blake trovarono il loro antesignano: una scintilla dell’Ideale viene così a traboccare dal cuore alle sue pagine senza tempo, attraendoci con le nuove consonanze che suscita.

E chissà che il ritrovamento di questo manoscritto, nell’anno dedicato dall’Amministrazione comunale di Noto alla memoria di Mariannina, non segni una ripresa feconda di studi sulla sua produzione, sulla sua figura, per sottrarle a quell’oblio che Anonimo 1905 tanto paventava.

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