I miei libri

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A proposito della “Luce dell’inverno”

“Diffugere nives, redeunt iam gramina campis/ arboribusque comae”. Con questo verso, tratto dai “Carmina” di Orazio, e posto in esergo al suo volume di poesie “La Luce dell’inverno”, Paola Liotta ha voluto fornire al lettore un indizio per introdurci alla sua più recente fatica letteraria dal trasparente eppur complesso simbolismo.

Anonimo il sottotitolo, “Madrigali sciolti e altri versi”, che poco aiuta a cogliere lo spirito della raccolta poetica, la quale, in realtà, rivela un’armonia e un’unità di ispirazione tali da ricondurla nell’ambito di un poemetto di 267 versi di varia estensione, sorretto in ogni sua parte da irriducibile intensità d’amore, che sgorga da un’anima gentile come acqua pura da fonte montana perenne.

Lo stesso schema classico del madrigale, due strofe di tre versi ciascuna, chiuse da due versi a rima baciata, è liberamente interpretato in virtù di una grande varietà metrica, senza rima.

È proprio vero che la compassione è in agonia sulla terra? Per non dire dei “crudeli, vili e ciechi”, che prosperano grazie alla guerra, alla miseria e alla morte del prossimo in questo pianeta che, pure, gli dei diedero in dono agli uomini “per vivere in pace, per abitarne il Bene”.

Ecco la necessità del verso poetico, strumento ideale per esprimere l’essenziale, la bellezza, l’incantesimo del nostro peregrinare terreno, “prima di annullarsi/ nell’armonia della notte, / in un sogno d’amore// insondato”. Questo il leitmotiv de “La Luce dell’Inverno” che, ritornando al fascino della notte stellata, visione e annuncio di aurore in pianeti inesplorati, ribadisce lo status cui la poetessa tende con la forza del pensiero, dello spirito di tutta se stessa: pervenire là dove “si è solo amare/ ed essere amati”.

 

(Dalla Prefazione, a cura di Angelo Fortuna)


A proposito di “La Felicità è muta”

“Si tratta di venti componimenti in versi liberi racchiusi in sei sezioni che, in crescendo, arrivano a delineare la vita con i suoi lati oscuri e la sua luminosità: si parte dall’orizzonte, quale appare dall’isola, e si arriva all’esplosione della luce; il tutto collegato dalla ricerca d’infinito al quale anela sempre lo spirito mai soddisfatto e appagato, ma sempre proteso alla ricerca del bello e del vero.”

“Le suggestioni create dalle immagini evocate evidenziano le riflessioni su problemi ricorrenti di grande attualità.”

“…mi piace rilevare come con questa raccolta si entri a pieno titolo nella meta-poesia, cioè si vada oltre la poesia stessa e si chiuda quasi il cerchio con l’importanza del testo poetico”

“I colori e le immagini sono quelle della nostra terra, terra di storie e di miti, vilipesa e amata, ripresa nelle varie stagioni e nelle varie sfaccettature, a volte con suggestioni teocritee, che qua e là irrompono, soprattutto nella rappresentazione della calura estiva”.

“Di grande coinvolgimento emotivo e forza evocativa, questa silloge è un inno d’amore per la propria terra e la forza della natura.”

In “La Poesia come ricerca e disvelamento” (Prefatio a “La felicità è muta”), Grazia Maria Schirinà


…Ed era colma di felicità

Paola Liotta

Rosalba Gurrera è una giovane donna che si destreggia fra i successi e le difficoltà della sua carriera universitaria agli esordi e la storia d’amore con Ruggero Santangelo. La sua infanzia è stata segnata dalla perdita precoce della madre e, poi, dalla figura vivace della seconda moglie del padre, Emilia, che l’ha cresciuta e amata come fosse una figlia.

La natura di Rosalba è limpida e gentile, ma la sua sensibilità diventa spesso il rovello e il diamante, quasi una pietra di paragone, attraverso cui sondare ogni evento o emozione fin nelle sue risonanze più intime. L’irruzione sistematica –e calcolata – di una Rosalba Due, detta anche la Due, che sarebbe una sorta di alter ego sfrontato e garibaldino di Rosalba, vivacizza la trama.

Quali bagliori dell’immaginativa della protagonista serpeggiano, nel corso della narrazione, riferimenti e citazioni tratte sia da Stendhal che dal romanzo “L’ussaro sul tetto” di Jean Giono, autore da lei prediletto e spunto delle sue ricerche in ambito accademico. Saranno proprio le sue ardenti pagine sull’Ussaro a proiettarla fino alla Sorbona, grazie ad un docente che le accorda piena fiducia e le manifesta molto più di una tenera simpatia, Dario Setti. Un uomo affascinante e cordiale, il giovane cattedratico, ma dal passato sentimentale burrascoso, che rivaleggia con Ruggero in orgoglio e ambizione.

Una struggente, delicata lettera d’amore a Ruggero e il superamento di un momento critico, con l’asportazione di un possibile melanoma, ci condurranno verso il lieto fine a dimostrazione di come amore e dolore, gioie e traversie, malattia e speranza, sogni e aspirazioni, dolore della perdita e bellezza del ricordo non siano che i riflessi cangianti di uno stesso sentire, di uno stesso cuore: e le due Rosalbe, così, finalmente pacificate, potranno abbandonarsi al piacere incomparabile di sentire scorrere la musica meravigliosa, infinita della vita in sé, e di esserne parte.

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Di Aretusa e altri versi

2 libro Paola Liotta

Nel mistero dell’essere, la poesia sguazza e si contorce, si sprofonda, poi si rialza, ci offre i suoi lampi di verità e sollievo, diventa una fiaccola accesa che investe il nostro percorso, rischiarandolo di bellezza e di fulgori inattesi al pari di quei miti di foscoliana memoria che, per dirla con Pessoa, sono sempre alfieri di “verità” e “cammino”.


 

Del vento e di dolci parole leggere

1 libro Paola Liotta

Non mi sono curata prima di pubblicare i miei versi, avendo considerato la poesia come un angolo “tutto personale”, cioè strettamente privato e privilegiato, in cui riflettere sul mio vissuto. Invece tali versi sono sgorgati con semplicità nella estemporanea auscultazione di quanto, delle mie energie spirituali e affettive, si era sedimentato fino ad allora, forse nell’attesa di quel momento di grazia in cui arrendersi alle imprescindibili istanze poetiche della mia natura, della mia ispirazione.
E queste pagine esprimono l’assorto abbandono alla pienezza dei sentimenti, colti negli istanti felici di vacanza dello spirito, in un barlume d’alba, nel soliloquio gradito ovunque risuoni la voce amata, nella serena rivelazione di pensieri, sentimenti, tensioni che colmano l’esistenza di ognuno, rendendola preziosa e degna di essere vissuta.

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