Appunti di viaggio

La Voce mai perduta, la Voce ritrovata

2 novembre 2017
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Quando leggi un poeta, ci senti il canto e la vita, il caos e l’armonia, e pure la poesia dell’attimo che si piega ai marosi della vita, ma, splendida più di prima, risorge verso nuova, altra meta.

Poesia, questa del “Mattino di domani” di Renzo Paris, che prende corpo in terzine di acceso sentire, mentre si destreggia, “di fiore in fiore”, tra infanzia e maturità, amori andati e sguardi voraci, acque plumbee e cieli rosseggianti di desiderio, nell’anelito sempreverde di vita, quali astri di un universo dove il percorso in versi si slarga per cieli nordici o nostrani, per poi planare sulle strade della Roma attuale, dove l’io poetante, “in fiamme”, è pronto “a dragare le sterminate eternità” mentre attende la primavera e i pappagallini sono già in amore.

Quando leggi un Poeta, lo senti. Può parlarti di “schizofreniche estati autunnali” o della cinciallegra, che “ha fatto il suo nido nel mirteto”, delle zanzare tigrate di dicembre e di pagine virtuali, di percorsi reali e di altri così impressi nella memoria da risaltare più tersi dei primi. In bilico tra presente e passato, a svelarci attrattive e distonie di un palcoscenico dove l’unica deità, pur nel rimpianto, è lei: misteriosa fanciulla alata, che dondola la coda di cavallo, bambina che gusta la sorpresa e gode il gran mistero del giorno, quando esso trascolora nella nostalgia della sera.

Poesia fino in fondo, sincera e squisita, che trasuda memorie, umanissime, colte, e riti contadini, amicizie e fuochi fatui, slanci di Grazie, e Veneri e Ondine a schiera, e storia, storie e squarci di altrui storie, spiate nei meandri del mattino. Poesia di lima e di furori, cesellata con la lucida, aurea misura di chi vede il sogno dell’alba vibrare nella luce del tramonto, quasi fosse il primo e l’ultimo di una vita.

 

Paola Liotta

 

A CAMPANA

La poesia è tornata bambina,

rincorre il tempo e come l’ape, di fiore

in fiore, succhia il suo miele.

Non si preoccupa di accordare terzine.

Carica d’anni eppure fanciulla, la poesia

gioca a campana e trotta per le vie

come una gazzella, dondolando

la coda di cavallo. All’improvviso si siede

sbattendo le scarpe contro il muro.

Ma lei torna a trottare sui marciapiedi,

a sedersi schiacciando una margherita,

pazzerella, non ubbidisce al suo ritmo

e se qualcuno la importuna sorride.

(da ESTATE, in “Il MATTINO DI DOMANI” di R. Paris, Elliot Edizioni)

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