Appunti di viaggio

Sul “LIBRO della GIOIA” alias l’Anno che verrà

31 dicembre 2017
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

Qualche giorno fa, un regalo a sorpresa: “Il LIBRO della GIOIA”, ovvero un florilegio di riflessioni, esperienze e insegnamenti di vita, per come essi sono stati fedelmente registrati e trascritti nel corso dell’incontro di due eminenti personalità del nostro tempo, tenutosi a Dharamsala, in India, nell’aprile del 2015.

Mi riferisco al Dalai Lama e all’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, entrambi Premi Nobel per la Pace, il cui dialogo intenso e toccante è stato consegnato dall’editore Douglas Abrams alle pagine di questo volume, sgorgato alla luce di due fiammelle speciali, non meno ‘sante’ delle ‘quattro’ luci di dantesca memoria, a scaldare in amicizia i cuori di queste due “grandi anime”, unite dai valori di Amore e Compassione.

Una settimana di conversazioni illuminate e gioiose, quella a Dharamsala, pur nella sporadica divergenza dei punti di vista, non nella concordia di intenti, giacché questi due leader della spiritualità contemporanea agli uomini di ogni fede, credo, dottrina si rivolgono, al di là di tutte le barriere possibili e immaginabili.

Le traversie occorse a questi due personaggi avrebbero potuto connotare in negativo la loro esistenza; invece, da quei martiri le loro menti si sono aperte in un afflato universale di pace, armonia, amore in sintonia con i principi primi dell’universo, quelli che tutti gli uomini dovrebbero seguire, ma che, purtroppo, vengono di continuo negletti e violati.

Quali le radici della Gioia, soprattutto in tempi attuali, segnati dalla ricerca del piacere e dalla corsa sfrenata al successo, al denaro, al potere, mentre una parte consistente dell’umanità vive in condizioni precarie, se non addirittura a rischio?

Tale Gioia può considerarsi il fine ultimo della vita? E, se lo fosse, non è forse una condizione effimera dell’umano, considerato che il soddisfacimento dei vari bisogni e piaceri terreni non è altro una tregua momentanea alle varie difficoltà quotidiane? Come fare, piuttosto, di questa gioia, una sorta di ‘habitus’, direbbero i Latini, di cui consistere e permeare sentimenti e gesti?

Il diritto alla Gioia, poi, è ben più ampio di quello alla Felicità, poiché quest’ultima dipende da situazioni spesso esterne a noi, laddove la gioia andrebbe vissuta e gustata come disposizione permanente ad una vita felice, frutto della saggezza maturata in relazione alle difficoltà superate. Né codesto “LIBRO della GIOIA” è un ricettario a buon mercato di precetti su come conseguire in modo rapido e indolore la felicità. Esso è piuttosto un invito a cogliere un senso da occorrenze e accadimenti vari, superando ogni sterile ripiegamento nell’ottica di una ‘compassione’, propriamente ‘com-passion-evole’, che ci proietti dalla nostra sofferenza in quella altrui, con ciò scrollandoci di dosso il nostro dolore perché esso diventi opportunità di crescita e di reazione.

Riandando volentieri all’amato Recanatese, questo invito alla Gioia potrebbe compendiarsi pure, per chi non abbia fedi o credi da seguire, nell’invocazione ad una ‘sodal catena’ che riaggiusti guasti e nefasti della condizione umana – segnata da evidenti limiti oggettivi, tuttavia mai vinta e perduta – tenacemente ancorata ai valori dello spirito, della cultura e della socialità, in una dimensione solidale e benefica.

Il testo di Abrams è articolato nei cinque giorni – racchiusi in quattro parti o macro-capitoli di un unico diario di bordo – in cui l’evento si è svolto, nel corso dei quali sono stati individuati otto Pilastri della Gioia e, a seguire, delle vere e proprie Pratiche di Gioia. Non c’è Bellezza senza Sofferenza, l’assunto di fondo di queste pagine, in quanto dalla Sofferenza nasce la Compassione, che definirei una empatica disposizione a sentire gli altri ed a riflettere da un’angolatura diversa sulle nostre difficoltà, sui nostri problemi, con ciò liberandocene. Il segreto della felicità, insomma, non è un ingrediente sconosciuto, poiché consiste nel “Conservare sempre una mente gioiosa”.

Ricordo sempre ai miei studenti, tratto dallo Zibaldone dei Pensieri leopardiani, il caro esempio del cavallo, come emblema di una felicità limitata ad un oggetto, episodio, momento specifici, dunque transeunte. Se sradichiamo, però, il concetto stesso di felicità da un singolo oggetto o scopo materiale per sentirci parte di un unicum, non perdiamo la nostra parte di disponibilità a godere di quanto di bello ci circonda: l’alba meravigliosa di bei colori e profumi della stagione in corso, il risveglio accanto a chi ci ama, una parola buona in un momento buio.

Non saranno certo le cose a renderci più felici, se ci manca la capacità di accogliere in noi il Bello e il Buono, né degli oggetti e dei lussi potranno alleviare il nostro vuoto, qualora disperiamo di trovare un rifugio per le tempeste e per i nembi della vita, se non confidiamo sia nelle nostre forze che nel vento propizio. Riscoprendo la nostra umanità, ben venga l’anno nuovo, un anno in cui gli altri non siano il ‘mezzo’ ma il ‘fine’, secondo l’imperativo kantiano, del meglio del nostro agire.

Le sorgenti di tale gioia non possono alimentarsi di invidia, maldicenza, rancore, odio. Sono sorgenti più intime di quanto non si pensi, più vicine a noi di quanto non si creda. Agostino avrebbe risposto in semplicità: “in interiore hominis”.

Senza tale consapevolezza, inutili auguri e complimenti accessori, tutti i buoni propositi del mondo, la stessa lettura del “LIBRO della GIOIA” e di ogni altro testo, sacro o profano che sia, carico di bei proponimenti, di belle massime, di consolatorie virtù destinate a infrangersi contro gli scogli della vita.

Non sarà il nuovo anno a renderci migliori, neanche il regalo più bello e costoso di queste festività a placare la nostra vera sete, senza un radicale cambiamento, frutto di conquista quotidiana, posizione su posizione. Non esiste altra via che l’amore, e questo lo ha rivelato Qualcuno sceso sulla terra poco più di Duemila anni fa.

Buon Anno, allora, a quanti leggeranno queste righe, in un crescendo di Bontà e Rispetto, di Bellezza, di Gioia.

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.

Ti potrebbe interessare

Ancora nessun commento

Cosa ne pensi?