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L’INTERVISTA: MARINELLA FIUME

27 febbraio 2018
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Dopo l’intensa presentazione della “Bolgia delle Eretiche”, che ha avuto luogo nel Cenacolo dei Domenicani di Avola il 21 febbraio scorso, a noi, oggi, il piacere di scambiare vis à vis con la scrittrice Marinella Fiume alcune riflessioni sul libro e sul suo rapporto con la scrittura, che definirei illuministico, illuminante e paradigmatico della sua vocazione letteraria.

Tutte protagoniste, a pari merito, le tue Eretiche Figure. Dalla più umile alla più altolocata, esse grandeggiano oltre i patimenti e i martiri subiti: come, e quanto, hai riportato in luce di te, ridonando loro la vita?

-Loro sono insieme sorelle e proiezione di me stessa, ma credo che in esse si possano anche riconoscere tutte le donne che non si rassegnano alla condizione di vittime della cultura patriarcale.

 

Il potere della scrittura e la suggestione che esso emana, nelle sue molteplici sfumature, anche nella sua carica per così dire civile.

-Scrivere è arrogarsi un diritto che il potere patriarcale ha avocato a sé, perciò è trasgressione, eversione. Le mie personagge, popolane, borghesi e aristocratiche, sono condannate a pene varie fino alla morte principalmente per avere osato sfidare il Potere imbracciando l’arma della scrittura.

 

Ogni capitolo, un saggio sulle tante donne che si animano e vi prendono corpo: in chi ti sei immedesimata di più?

-Ogni figura storica rivisitata nel romanzo diventa proiezione di me stessa, ma forse ho trovato il mio alter ego in Francisca da Bronte, la terziaria cinquantenne discendente da una famiglia di medici ebrei siciliani che non si rassegnò mai alla perdita della libertà e perse la vita nel tentativo di evadere dal carcere palermitano dello Steri. Per la storia più recente, poi, nella poetessa Alda Merini che nel romanzo è un po’ lei, un po’ la proiezione di me stessa, non a caso l’ho fatta siculo-milanese e le ho fatto concludere i suoi giorni ad Ortigia.

 

Ci sono altre epoche, vite, storie che ti alletterebbe trattare e senti vive da esplorare? A quali altri progetti di scrittura vorresti dedicarti, considerata la natura cangiante della tua ispirazione, del tuo stile?

-Ho appena pubblicato per le Edizioni Arianna un libro “strano” accompagnato da un DVD: un mix di Parole Suoni Visioni a cui ha collaborato il cantautore-fotografo Piero Romano. Si intitola “Viaggio in Sicilia” ed è un invito a scoprire gli aspetti e i paesaggi immateriali e mitici della nostra Isola, sulla scorta della suggestione goethiana del suo viaggio. Perché, come scrive Marcel Proust, “l‘unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”…

 

Andiamo al di là del tuo libro. Ognuno di noi trova congeniali degli autori, delle opere, che restano pietre miliari della propria formazione. L’Autore che ti ha dato di più, quello che sentiresti di consigliare ad uno dei nostri 25 Lettori?

-Due soprattutto che ritengo mi abbiano formato più di tutti gli altri: Lucrezio e Marguerite Yourcenar.

 

Ringraziando Marinella Fiume dell’intervista, concordiamo con Lei sulla scelta di Lucrezio e della grande Yourcenaur e Le auguriamo di regalarci un mare di storie, belle come queste della “Bolgia”, e degne di memoria, per cui spaziare.

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