Recensioni, presentazioni, varie

L’INTERVISTA. “Liotta, un romanzo che vive di musica che unisce e rivela” di D. Distefano

7 maggio 2019
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

Paola Liotta è nata a Noto e vive ad Avola; docente di Lettere, cura presentazioni di libri ed eventi letterari. Ha pubblicato quattro sillogi poetiche, ottenendo premi e riconoscimenti. Il suo primo romanzo, “Ed era colma di felicità”, è stato pubblicato nel 2013. L’ultimo suo lavoro letterario è il romanzo “Piano Concerto Schumann”, edito da “Il Seme Bianco”.

“Piano Concerto Schumann” è un titolo impegnativo per un romanzo: è la sintesi di una passione o la traccia di un percorso controcorrente?

-Il Piano Concerto in la minore, Op. 54 di Schumann mi ha incantato sin dal primo ascolto, anni fa, nell’esecuzione di Nelson Freire. Nel romanzo, la musica è il sottofondo ideale e l’occasione del felice incontro tra i personaggi principali, da cui la storia prende avvio. Seguendo la magia dei suoni, il senso della trama si rivela sia negli anfratti più bui che nelle zone più luminose. Le pagine si animano, come in un palcoscenico, delle cadenze di Schumann a sottolineare gioie, aspirazioni, avversità che la protagonista si troverà ad affrontare e a risolvere grazie alla carica vitale e rivelatoria della musica.

 

Fiamma Fogliani, la protagonista del tuo libro, è una pianista famosa. Rappresenta una tua idealizzata sfaccettatura o esula dal tuo contesto caratteriale?

-Essendo una mia creazione, Fiamma vibra naturalmente della mia anima, ma questo accade per ogni singola lettera del romanzo. Le riconosco la mia abnegazione, il mio amore per l’arte, la mia stessa volontà di fare. E poi Fiamma deve fare i conti con un’oscura minaccia che grava sul Gran Concerto di Primavera, e allora si districherà nelle indagini alla ricerca della verità in un crescendo di tinte ora fosche ora brillanti, a seconda dei casi e dei sentimenti in gioco. Mi ha intrigato la tensione progressiva di cui si carica la vicenda, per come si riflette nella purezza dello sguardo di Fiamma. Le contraddizioni, di cui lei è ben consapevole, e la capacità di sentire rendono la giovane donna unica e forte, e questo è il mio modo di intendere e amare la vita.

Il romanzo è ambientato a Londra, molti personaggi descritti hanno nomi stranieri, l’humus del plot assorbe un fluido internazionale. Perché questa scelta?

-Risponderò come la grande Martha Argerich: “Non si può suonare se non si vive, anche se si può vivere senza suonare”. Una pianista come Fiamma, bella e all’apice del successo, non può che essere nomade per cogliere il meglio dalle occasioni che il suo talento le permette, tra cui quella di confrontarsi con altri grandi musicisti e di vivere della sua musica, giostrandosi tra concerti, tournée, incisioni e recital pianistici in cui profondersi. Dunque, proprio l’ambiente in cui vive permette di spaziare a più livelli sul reale e di dare corpo alle ansie e alle inquietudini del nostro tempo, in una società sempre più segnata dalla violenza e lacerata dall’incomunicabilità, dai conflitti, dalla sete di potere.

Tu sei una docente di Lettere: quanto è importante far arrivare ai ragazzi il messaggio di grande energia, ma anche di grande consolazione, offerto dalla musica?

-Nel mio romanzo, così come nella vita, la musica unisce esseri, anime ed epoche differenti, e il suo valore sarà tanto catartico quanto catalizzatore degli avvenimenti narrati. L’amore per la musica e il mistero della spinetta di Cristofori si intersecano lungo il fil rouge che lega personaggi apparentemente distanti tra loro, offrendoci la chiave interpretativa della vicenda. La musica ci precipita nel cuore stesso della narrazione e si fa azione, sottolineando che l’arte, in quanto tale, non può essere avulsa dal vissuto. Il messaggio che intendo lanciare ai ragazzi, a parte quello di leggere di tutto – e tutto ciò che piace – è che occorre credere nei propri sogni. Come Fiamma che, sin da bambina, seguendo il suo istinto, decide di dare corpo all’ “oro della musica”.

 

Il tuo libro trasuda di preziosità linguistiche, quasi a pareggiare il tocco di sublimità musicale narrata. È stata una scelta obbligata o è la cifra del tuo “modus scribendi”?

-“Rem tene, verba sequentur”, la storia stessa ha generato la lingua più congeniale a Fiamma e a chi la circonda. Essa aderisce alla sostanza di vicende ed emozioni eviscerate con lucidità e calore assieme, e le note evocate permeano ogni aspetto della trama, che risuona delle parole che la intessono. Se non avessi letto certi libri, se non avessi vissuto con amore quanto studiato, e se non avessi amato tutto quanto ho vissuto e vivo quale parte di me, non avrei mai potuto creare né Fiamma né l’intrigo della spinetta. Se non credessi fermamente nel valore della parola, questo romanzo non sarebbe nato, al di là del grande amore per tutta la musica che ne promana, ritenendola (come asserisce uno dei miei personaggi), la più rivelatoria di tutte le arti.

 

(Da La Sicilia – CULTURA, Anno 75, N. 123, 6 maggio 2019)

 

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.

Ti potrebbe interessare

Ancora nessun commento

Cosa ne pensi?