Appunti di viaggio

MARIA, “MATER ADMIRABILIS”

31 marzo 2018
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Dal Pianto della Madonna di Jacopone a certi meravigliosi Stabat Mater che, nel corso dei secoli, hanno siglato liturgia, arte e musica del bel volto fermo e del dolore sub specie aeternitatis della Piena di Grazie, la suggestione di questi giorni di triduo pasquale  – nell’eco di culti e riti religiosi, tradizionali, stagionali – affiora in me sempreverde come in alcuni miei versi del 2010, di lì a poco pubblicati nella raccolta “Di Aretusa”, a voler sottolineare il ruolo discreto, mai sottomesso, eppure profondo di Maria nella Storia di tutte le Storie, che, senza di lei, non avrebbe forse trovato origine altrettanto congeniale.

Una vicenda, quella della Crocifissione, Morte e Resurrezione del Cristo, che fu pienamente condivisa dalle donne che seguirono Gesù di Nazareth nella diffusione e testimonianza della Salvezza.

Alle Pie Donne, davanti al Sepolcro sguarnito dell’enorme masso che lo custodiva, la piena rivelazione nel fulgore accecante di un angelo.

Una speranza, quella di rinascita, che pertiene ogni credo e religione, in qualunque forma vitale ci si riconosca o ritrovi, fossero pure atomi epicurei, qui sottratti alla stretta casualità del clinamen in nome di un principio ordinatore, di un valore, di un’energia superna, che ci trascende. “Il suo nome è Amore”.

(La poesia “Maria, Mater admirabilis” è tratta dalla raccolta di liriche “Di Aretusa e altri versi”, P. Liotta, 2011)

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