Appunti di viaggio

Nel solstizio: aspettando il Natale

22 dicembre 2018
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Non c’è festa più bella del Natale per celebrare anche a tavola il passaggio stagionale che ci prepara alla luce e alla rinascita, a seguito del Solstizio d’Inverno, e che, in chiave spirituale e religiosa, un tempo collegava in ideale continuità i festeggiamenti dei Saturnalia al culto del Sol Invictus.

 Quanto alle tradizioni di questa festività, la gastronomia è uno dei suoi aspetti esteriori precipui ed ha già nel giorno dell’Immacolata dei gustosi precordi. E qua i miei ricordi veleggiano sui ravioli e altra pasta all’uovo che a casa, quando ero piccola, si usava preparare proprio in quel giorno, e sulla cannella che furoreggiava, in una profumata variante dolce, nel ripieno dei ravioli.

Ma la festa che, dopo l’8 dicembre, coglie nell’essenza il concerto di sapori che si potranno gustare, a seguire, fino ai primi di gennaio, è quella di Santa Lucia. Il ricordo del miracolo compiuto dalla Santa, peraltro considerata protettrice della vista e, etimologicamente parlando, portatrice di luce, si ripropone in una varietà di piatti che non prevedono – in ricordo della celebre carestia, cui l’intercessione di Lucia avrebbe posto rimedio –  né semola né farina. Via libera dunque alla cuccìa, agli arancini, a zuppe a base di ceci e grano. Per non parlare della sequela di dolci, sia in Italia che in Svezia, che omaggiano una festività la cui protagonista è in competizione con la figura stessa di Babbo Natale, il quale, d’altro canto, subisce la concorrenza di San Martino e di San Basilio, quali benevoli portatori di doni.

Al di là del florilegio di pietanze e profumi che il Natale suggerisce e dell’atmosfera quasi religiosa che un tempo accompagnava gli impegnativi procedimenti culinari legati alla cena della Vigilia e al grande pranzo di Natale, questa ricorrenza, per credenti e non, rappresenta un’occasione speciale per fare luce dentro di sé e riflettere sull’importanza di idee, costumi, riti, che ancora oggi affascinano tutti.

Al di là del mero scambio di doni e della preoccupante propensione a svuotarne l’intimo significato, ossia il riscoprire e il valorizzare l’importanza di affetti caldi e sinceri, le notizie recenti di file notturne per l’acquisto di scarpe di una certa marca, di zuffe e pugni a destra e a manca per conquistare la postazione adatta a filmare tenerissime recite natalizie sono l’esatto contrario di quanto la Nascita di Gesù Bambino evochi per ogni essere umano, e delle speranze a tale natività correlate, preannunciata dalla cometa e, con il solstizio, dal ritorno della luce. Nugae e suoni di vento, quasi, rispetto a numerose emergenze, parimenti allarmanti e ben più drammatiche, che investono larghi strati della popolazione italiana, europea, mondiale. Per non dire di tutto ciò che, ascoltando il notiziario, leggendo riviste e giornali o, semplicemente uscendo fuori di casa, a volte, fa davvero vacillare la fiducia nell’uomo e nella sua bontà.

Sui libri delle vacanze, magari, mi soffermerò in un secondo tempo, ma sull’importanza di conferire il giusto valore a sentimenti, emozioni, credenze e, perché no, ideali religiosi, che ci appartengono, non potrei che ribadire un’unica certezza: qualunque cosa si mangerà, in questi giorni così densi e impegnativi, sarà sicuramente l’amore, l’amicizia di chi ci è accanto e il bene che siamo in grado di compiere a rendere tutto molto più saporito e gustoso. Felicissimo Dies Natalis per tutti e, mi auguro, lo sia anche per quegli innocenti e migliaia di bambini, nel mondo, che ancora non hanno potuto godere la pace e la bellezza del Santo Natale!

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