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Per mostre e per visioni: Marc Chagall e Ottavio Missoni

8 maggio 2017
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Sogno e colore, Chagall e Missoni: un incontro eccezionale, questo, di due anime, due tempre, due esuli, due artisti in singolar colloquio oltre ogni vincolo dello spazio e del tempo, infine riuniti sotto uno stesso cielo, come in un gioco di specchi riflettenti, e sempre trasbordanti vitalità e bellezza.

Una mostra che parla al cuore di chi vi si avventuri, non solo perché essa è stata curata da Luca Missoni, con il patrocinio della Città di Noto, in collaborazione con la Fondazione Rosita e Ottavio Missoni, ma anche per la peculiarità delle due grandiose esperienze che vi sono esaltate, per la consonanza profondissima e bene assortita che le magnifica.

Le opere di Chagall, poi, mi hanno sempre rapita di visione in visione per ricchezza, intensità, cromatismi originali, mirabolanti, unici, sicché l’idea stessa di una mostra, come sintesi di prodigio e apparizione, sia pure per squarci, vi si attaglia alla perfezione.

Nella serie di acqueforti del ciclo della Bibbia e in quella Litographie I, esposte come in un crogiolo dei fermenti più sotterranei e assieme palpabili della produzione del pittore e illustratore di origini ebree bielorusse, vibrano le corde autentiche di una ricerca umana, prima che tematica o stilistica, che si nutre e invera in una vera e propria poetica dell’amore. Amore per tutto quanto l’uomo Marc Chagall amava, già da prima che il poeta, il pittore, lo scultore, il credente, lo sposo, l’artista lo esprimessero in una magia dei colori ed in una visione fiabesca e iridescente della vita, celeste e radiosa, se rischiarata da ciò che si ama, da coloro che amiamo.

La consonanza tra i due artisti, Chagall e Missoni, si trasfonde e vive della sapiente scelta di sfondi e armonie, richiami e luci, che colgono l’essenza di queste due personalità della cultura e dell’arte contemporanea, quasi i loro percorsi siano metaforizzati in quei grossi fili di lana da dipanare, seguire o  intessere, per i visitatori che approdano – nella prima sala dell’esposizione – quali novelli personaggi di labirinti molto più moderni da attraversare, nel grande mosaico della vita.
Del Guanto nero di Chagall, dove la morte dell’amata Bella Rosenfeld si risolve in un compendio delle scene memorabili della loro vita – e di quella del grande pittore, di cui la donna diverrà l’angelo ed il nume tutelare – restano tracciati in nero i fiori, il fogliame, gli echi del passato, filtrati però nell’atmosfera trasognata degli Amoreux  au soleil rouge rifulgenti di luce, il sole tinto di sanguigno allorché la morte e il dolore ne squarciarono il sogno, l’Ideale.

Ma il percorso culmina in una mistica del sentimento più sublime e viscerale possa unire gli Amoreux, i due che si amano, appunto, nella grazia tutta solare della loro unione, benedetta dall’alto dei cieli, trasposta in un dove imperituro, smarcato dall’idea stessa di un confine materiale che non sia la cornice del quadro. Essi, Les Amoureux sur fond jaune, levitano teneri e delicati nel loro altare celebrativo, fermati per sempre in quel loro abbraccio, sulla tela, dalla Musa più cara a Chagall. Ed è quella la carta congeniale per ognuno, alla fine del viaggio, per come essa qui ci appare rivelata in tutta la sua incommensurabile, arcana grandezza.

Marc Chagall e la sua Bella, dunque, uniti per l’eternità nell’armonia che vince di mille secoli il silenzio, in una solarità ingenua e fresca di fiori primaverili, mentre dalle pareti, nella miscellanea di colori e di fili, lo sguardo arguto e franco di Ottavio Missoni ci segue e scioglie i cuori nell’ammirazione, nel sorriso leggero e cordiale.

E che cos’è l’Arte se non un inno d’amore alla vita? Così essa ci va proiettando per cieli immaginari e, come smemorati dell’ora, vi possiamo spaziare immortali.

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2 Commenti

  • Reply Maria Teresa Rossitto 12 giugno 2017 at 13:02

    Bell’articolo cara Paola! Due grandi senza alcun dubbio.
    Avrei voluto esserci a quella mostra a Noto.
    Alla prossima!!

    • Reply Paola Liotta 1 agosto 2017 at 8:23

      Grazie, cara amica, sono sicura che, la prossima volta, avremo qualche altro percorso, dopo la nostra Ortigia, interessante da esplorare, magari proprio nella bella Noto.

    Cosa ne pensi?