A proposito della “Luce dell’inverno”

22 marzo 2018
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

“Diffugere nives, redeunt iam gramina campis/ arboribusque comae”. Con questo verso, tratto dai “Carmina” di Orazio, e posto in esergo al suo volume di poesie “La Luce dell’inverno”, Paola Liotta ha voluto fornire al lettore un indizio per introdurci alla sua più recente fatica letteraria dal trasparente eppur complesso simbolismo.

Anonimo il sottotitolo, “Madrigali sciolti e altri versi”, che poco aiuta a cogliere lo spirito della raccolta poetica, la quale, in realtà, rivela un’armonia e un’unità di ispirazione tali da ricondurla nell’ambito di un poemetto di 267 versi di varia estensione, sorretto in ogni sua parte da irriducibile intensità d’amore, che sgorga da un’anima gentile come acqua pura da fonte montana perenne.

Lo stesso schema classico del madrigale, due strofe di tre versi ciascuna, chiuse da due versi a rima baciata, è liberamente interpretato in virtù di una grande varietà metrica, senza rima.

È proprio vero che la compassione è in agonia sulla terra? Per non dire dei “crudeli, vili e ciechi”, che prosperano grazie alla guerra, alla miseria e alla morte del prossimo in questo pianeta che, pure, gli dei diedero in dono agli uomini “per vivere in pace, per abitarne il Bene”.

Ecco la necessità del verso poetico, strumento ideale per esprimere l’essenziale, la bellezza, l’incantesimo del nostro peregrinare terreno, “prima di annullarsi/ nell’armonia della notte, / in un sogno d’amore// insondato”. Questo il leitmotiv de “La Luce dell’Inverno” che, ritornando al fascino della notte stellata, visione e annuncio di aurore in pianeti inesplorati, ribadisce lo status cui la poetessa tende con la forza del pensiero, dello spirito di tutta se stessa: pervenire là dove “si è solo amare/ ed essere amati”.

 

(Dalla Prefazione, a cura di Angelo Fortuna)

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.

Ti potrebbe interessare

Ancora nessun commento

Cosa ne pensi?