Appunti di viaggio

SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET IN “ROSSINI OUVERTURES”

26 febbraio 2018
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“Rossini Ouvertures”, e già il titolo è un invito a pacificare gli animi dopo le varie beghe della giornata, pirandelliana e non che sia stata quest’ultima.

Compositore che ho molto amato nella preadolescenza, a partire dalla celebre Ouverture del Guglielmo Tell, Gioacchino Rossini, insieme con altri due grandi musicisti che, allora, ho avuto cari: Beethoven e Strauss.

Artista senza apparenti linee d’ombra, nella preziosità del tessuto ritmico, di notevole impatto e vivacità, a sancire la sua adesione alla nuova estetica chiaroscurale romantica, che, nella eleganza della messa in scena, nello sviluppo e viluppo ora armonioso ora volutamente distonico delle coreografie, nella sapiente aderenza alle musiche dei danzatori dello Spellbound Contemporary Ballet, è stato da loro portato con successo sulla ribalta, dando modo di appurarne la freschezza e la cogenza intrinseca dei motivi ispiratori.

Dal 20 al 25 febbraio al Bellini di Catania, l’Ensemble diretto da Mauro Astolfi rende le guizzanti melodie rossiniane un vero catalogo umano della contemporaneità.

Sorprendente, la potenza della musica rossiniana. E così i sogni, le veglie, gli incubi e le tensioni dell’uomo di oggi, come di ogni tempo, precipitano e prendono corpo nelle musiche più note del Pesarese, che alla celebrità e al successo preferì il misterioso ritiro dalle scene, forse divorato dal male oscuro della depressione.

E la figura di un uomo in nero che s’insinua sul proscenio, all’inizio dello spettacolo, e che, alla fine, riuscirà a distogliere il protagonista stesso del quadro, intento a banchettare – che sia il banchetto della vita, per dirla alla Enrico IV? Che incarni ben altro, quella forza oscura e prepotente? – dalla mensa imbandita, inducendolo a tuffarsi con lui nell’ignoto, riesce a suscitare certi turbamenti interiori del male di vivere e, perché no, in chiave freudiana, gli influssi del nostro ‘Io’ latente, fino al loro irrefrenabile trionfo.

Spettacolo volutamente aperto a libere interpretazioni, sì da potervi leggere quanto si vuole, persino le mille declinazioni di un’anima dall’alba al tramonto del suo vivere, o finanche le variabili dell’ispirazione stessa del Maestro, per magia ridestate sotto gli occhi di tutti noi con la complicità entusiasmante dell’Orchestra Sinfonica del Teatro Massimo Bellini di Catania.

Ma sono i crescendo a ridonare vita alle scene, dopo il declino delle luci, e quel maestoso armadio da cui prendono corpo apparizioni e improvvise scomparse potrebbe, dell’essenza di ognuno, rappresentare incontri, emozioni, esperienze, levigate di ogni loro corporeità che, una volta catturate nello spartito, siano destinate a correre di secolo in secolo, incantandoci ognora del loro smemorato vigore.

La danza della vita continua e l’ispirazione dei Grandi ci soccorre di note salvifiche per sentirne la bellezza e goderne i sapori, malgrado il clamore delle tante derive sormontanti.

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