Appunti di viaggio

Sulle “Poesie per Angelo”

28 giugno 2018
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Dal momento in cui “Come una conchiglia”, in occasione del Pentelite 2015, mi fu donato, ad oggi, sono trascorsi ben tre anni.

Molto tenace, in questo lasso di tempo, il desiderio di leggerlo e, assieme, deliberata e parimenti ostinata la volontà di posticiparne la lettura per riservare alle “Poesie per Angelo” – come recita il sottotitolo – il silenzio per sentirle scorrere in me e lo spazio interiore per accoglierle e farne germogliare il senso pieno.

Un incontro rimandato, insomma, quello con il nucleo primigenio dell’ispirazione del suo autore, Giuseppe Pettinato, che a me, con parole di stima e amicizia, aveva autografato, nell’ottobre del 2015, la silloge dedicata al figlio prematuramente scomparso (23 gennaio 2014- 25 giugno 2014), eppure vivo come ieri di un amore inestinguibile, in chi lo ama, in chi lo ha amato.

Un incontro destinato ad avverarsi, questo con Angelo, proprio nel giorno in cui ricorreva l’anniversario della sua fine terrena, senza che io avessi avuto sentore o cognizione di tale data; infatti, qualche giorno fa, radunando in corsa dei tascabili, comodi da portare in borsa per il viaggio in aereo, ho estratto svelta le poesie dedicate ad Angelo da uno scaffale a vista. Finalmente era arrivato il tempo giusto per loro, e ne ero felice, come ogni volta che riservo a me il tempo meraviglioso di leggere ciò che amo.

Lunedì scorso, dunque, il 25 giugno 2018, uno sguardo al tramonto rosato, uno alle pagine del libro, nel rientro verso Catania ho colto in quelle poesie delicate e sincere i versi e le parole che ho subito amato e che ancora sento risuonare in me. Un messaggio atavico e surreale, dove vita e morte si intrecciano e pareggiano i conti nell’indistinto magma dell’universo in cui siamo immersi, cullati nel suo seno e poi dispersi come grani da fruttare altrove, e senza mai finire.

Con quale commozione, ne ho letto l’altrieri, in volo, e come ne ho osservato, del piccolo opuscolo fotografico allegato al testo, i cuori sparsi a solcare il cammino oltreterreno di quella creatura soave.

E quale sorpresa ieri mi ha suscitato, scorgendolo per caso nella home di facebook, il post scritto da Giuseppe Pettinato nel ricordo del figlio. Allora tutto mi è stato chiaro, e ancora commozione su commozione a inondare i miei pensieri, avendo fino ad allora ignorato che il piccolo Angelo Pettinato era venuto a mancare proprio il 25 giugno di tre anni prima.

Giuseppe, la moglie Nancy, i figli, i parenti e gli amici vivono, in questi versi ricchi di umanità, nel riflesso dei moti corporei, dei gesti minimi, delle lallazioni e dei sorrisi, dei pianti e degli sguardi del nostro Angelo, minuscola fibra dell’universo, grande della sua bellezza e del sole che ha portato nella vita dei suoi cari.

Non scomoderò dotte consonanze e giusti richiami ad autori conclamati, a quei grandi poeti che il medesimo tema, la perdita di tutte più grave, quella di un figlio, hanno cantato. Poesia è questo barlume di vita trasmesso ai brevi testi della raccolta, semplici e leggibili nell’immediato, e colti di sapienza arcana, di un dettato luminoso e intrepido nel seguire il destino di una giovane vita violata dal dolore e resa immortale nell’amore di chi l’ha amata.

E la memoria si fa poesia, e la poesia illumina la memoria nel divenire eterno, dove ogni dolore si placa in superiore armonia: l’Immenso.

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