Appunti di viaggio

Il Presepe Vivente di Sambuca di Sicilia. Intervista a Marisa Mulè

16 Gennaio 2020
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“Borgo dei borghi” 2016, Sambuca di Sicilia è un paesino che prende i visitatori per il cuore, tanto esso è ospitale e ricco di monumenti e di storia. Soprattutto, l’attaccamento di chi lo vive giorno per giorno alle tradizioni del passato e a un patrimonio culturale, artistico e storico-archeologico di notevole spessore lo rendono magico e unico nel suo genere, come tutti i borghi che ho avuto il piacere di visitare.

 La Fondazione Gianbecchina, il graziosissimo Teatro Comunale, il Museo Archeologico Palazzo Panitteri e molte chiese, monumenti e opere d’arte, tra pregiati reperti e inestimabili dipinti, quali la Sacra Famiglia di Fra’ Felice da Sambuca, sono ulteriori perle che ne impreziosiscono la laboriosa bellezza, a guisa della granella colorata che ricopre le opulente “minni di virgini”, i suoi dolci più famosi.

 A conclusione della visita, il senso del percorso, ai primi di gennaio, si è sublimato nell’assistere al Presepe vivente per cui la cittadina è giustamente famosa. Un’esperienza arricchente, particolare tanto sotto il profilo artistico-espressivo quanto sotto quello umano, e dei valori sottesi alla sua messa in scena, che al messaggio evangelico rimandano in modo assai profondo, soprattutto con occhio attento all’attualità.

 Data la bellezza di un simile presepe, ho deciso di rivolgere alcune domande alla sua regista, la signora Marisa Mulè, che lo ha curato con grande passione e che ringrazio della sua cortese disponibilità.

-Sambuca di Sicilia, luogo accogliente e ricco di storia, dà vita a un Presepe suggestivo e di forte impatto emotivo. Punto di partenza, il magnifico portale di una chiesa, ricostruito con grande perizia. Quale il valore di questo incipit?

La magnificenza del portale simboleggia la grandezza del messaggio universale di amore e di pace del Natale, messaggio che supera le barriere del tempo e dello spazio, che sana le fratture e le ricostruisce, promuovendo il dialogo tra fedi e culture diverse. Credo che oggi, più che mai, l’Uomo debba mettersi in cammino. Così come i Magi seguirono la stella, l’Umanità deve ricercare e riflettere sul senso della vita, su tutti quei valori racchiusi nel Presepe, intorno alla fredda ed umile mangiatoia, valori che celebrano gli esseri umani rendendoli unici.

  • Il Presepe è ambientato nei vicoli e negli slarghi di un intero quartiere, quello saraceno. Perché?

Il quartiere saraceno è il cuore pulsante di Sambuca di Sicilia, ieri Zabut: un dedalo di camminamenti dove regna un silenzio surreale; un suggestivo ed affascinante scenario che ben si presta all’ascolto; un teatro a cielo aperto che regala emozioni catapultando i cuori e le menti in un mondo senza confini spazio – temporali; un labirinto di viuzze acciottolate, strette e tortuose, che ben identifica il viaggio periglioso che è la nostra vita, il  pellegrinaggio, la ricerca all’interno di sé stessi e lo sforzo compiuto per superare i mille ostacoli che il vivere comporta.

  • Personaggi e interpreti dei più intensi e vocati si susseguono di scena in scena: quali i quadri rappresentati e i loro protagonisti, e che risvolti simbolici vengono in essi sviluppati?

Accanto alle tradizionali scene del Presepe, ho volutamente inserito diversi simboli: il fuoco, allegoria di luce, di potenza, di amore, antidoto per tutti quei cuori di ghiaccio che raffreddano il mondo; il carillon, simbolo del tempo che scorre inesorabile, che deve essere valorizzato grazie all’essenziale carica per i nostri cuori. I quadri realizzati hanno dato vita anche alla maternità, all’accoglienza, all’umiltà, alla solidarietà, al silenzio, alla pace, valori essenziali, e unicum con il Presepe. I protagonisti sono il bambino, il nonno, il padre o la madre, il bullo del quartiere o il bullizzato della rete, persone semplici come me, che testimoniano il loro amore per il Presepe. Non ho preteso da loro l’impeccabile performance di attori, ma sono riuscita a far emergere la loro speciale unicità.

  • La partecipazione al Presepe, da parte dei sambucesi, è corale: adulti, ragazzi, bambini, animali, e, a conclusione del percorso, pure la degustazione di prodotti e dolci locali. Anche questa è una scelta mirata, che si sposa con la costruzione di monologhi e recitativi di notevole spessore? Quali motivazioni ti hanno indotta a questa scelta innovativa e coraggiosa, che valorizza l’idea del classico “Presepe vivente”?

Alla luce di quanto già detto, credo fortemente che il Presepe non debba essere solo una mostra etno – antropologica o una sagra di paese. Offrire, condividere e fare comunione rappresentano il convivium, senso della famiglia e dell’accoglienza di una comunità. Quest’anno sono stati protagonisti del Presepe i migranti che, con cura e dedizione, hanno preparato il dolce tipico di Sambuca: “le minni di Virgini”, dando grande esempio di apertura e di volontà di integrazione, così come noi dovremmo essere grande esempio di accoglienza. È proprio con questa immagine che voglio esprimere l’intensità e l’essenza del nostro Presepe.

  • Chi è Marisa Mulè e quali progetti ha in cantiere o vorrebbe ancora realizzare in seno alla comunità di Sambuca di Sicilia?

Marisa è una donna che da più di trent’anni con amore, dedizione e costanza si dedica alla sua passione: il Teatro. Marisa, emozionandosi, riesce ad emozionare. Tante commedie e tante rappresentazioni teatrali l’hanno vista protagonista, con tutta la sua passione e la sua energia. Nel cuore di Marisa, oltre al Presepe, sono incastonate “la rievocazione storica della peste”, progetto realizzato nel contesto dei festeggiamenti in onore di Maria SS. dell’Udienza, patrona di Sambuca di Sicilia, e le “Feste Saracene”, un percorso a ritroso nella storia per riscoprire le origini arabe di Sambuca.

  • Almeno tre belle ragioni per visitare un borgo così incantevole e, soprattutto, altrettante per continuare a viverci.

Sambuca di Sicilia, “Borgo dei Borghi 2016”, è uno dei comuni che portano in alto l’eccellenza della nostra “bedda” isola in tutta Italia e oltre. È un piccolo scrigno dove vengono custodite gemme splendenti, piccoli tesori di notevole spessore per pregi e bellezze. La sua storia racconta di antichi guerrieri, orribili massacri, tenebrosi fantasmi, di principi e baroni, di monache e velate di zucchero finissimo.

 A Sambuca non sarai mai straniero in terra straniera, sentirai il calore dell’uomo respirando tranquillità, bellezza ed arte.

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